Sono il Comic Sans, Stronzo.
Mike Lacher, propone il punto di vista del Comic Sans nei confronti dei più blasonati e apprezzati font. Ecco alcuni dei passi più divertenti nel suo dialogo I am a Comic Sans, Asshole:
Ascoltate. So la merda che hai detto alle mie spalle. Pensi che io sia stupido. Pensi che io sia immatura. Pensi che sia malformata, patetica scusa per un carattere. Beh pensalo quanto vuoi, nerdhole (tipo di nerd ndr), perché sono Comic Sans, e io sono la miglior cosa che sia accaduta dall’inizio della tipografia da parte di quel fottuto Johannes Gutenberg.[…]
Continuando:
Non ti piace che il vostro collega mi ha utilizzato in quella nota mentre stavi cercando di rubare il suo yogurt dal frigo della sala pausa? Non ti piace che io sono in tutti i blog di tua cognata? Non ti piace che io sono il carattere usato per quel nuovo locale (ristorante) Thai? Pensi che io sia pedestre (banale ndr) e di cattivo gusto? Hai indovinato il cazzo, Picasso. Non tutti abbiamo 7 + 3 lettere che difendono l’Helvetica appoggiandosi sul diciassette pollici del MacBook Pro. Spiacenti, il mondo intero non può essere fatto nel rigido e Eurotrash (arrogante) carattere svizzero. Spiacenti, ad alcune persone piace divertirsi. Scusate se ho ostacolato la vostra minimalista e noiosa festa fascista Bauhaus-esque. Forse qualche volta si dovrebbe togliere il dolcevita nero, smetterla di regolare compulsivamente il tema Tumblr, e rallegrarsi di aver fatto una cazzata per una volta.
Nella scelta del carattere ho sempre esaminato caratteri di dubbia piacevolezza, per coglierne il lavoro e le intenzioni della progettazione, come nel caso del nuovo logo per il Tumblr. Il Comic Sans venne ideato con l’intenzione di imitare il carattere dei fumetti, in particolare nei webcomic, ed infatti è il più utilizzato in questo campo. Il problema è relativo al suo abuso in ambiti non pertinenti alla sua natura, forse più evidente (e quindi, criticata) rispetto ad altri caratteri tipografici. Forse l’ultima parola andrebbe a Vincent Connare, ideatore del suddetto font:
Se ami il Comico Sans, non ne sai molto di tipografia; se lo odi, non ne sai veramente nulla di tipografia. In entrambi i casi, dovresti scegliere un altro hobby.
Francesco Martino sul carattere artigiano:
L’arte di costruire a mano un font. Di adoperare l’armonia tra spazio e vuoto. Ying e Yang. Bisogna ritrovare l’abilità di non intaccare l’armonia altrui, ma di crearci la nostra. Il paradosso di riempire più caratteri di tipo diverso, è il paradosso disarmonico di questo manifesto. Usate la potenza del vostro carattere in tutte le sue declinazioni: bold, extra-bold, extra-light, light, roman, italic. Non usate font in numero maggiore di due, tre per le eccezioni. Una per l’ordinarietà.
(Fonte: freshcreps)
Riccardo Mori e la bellezza
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Quando un insegnante sa trasmettere la bellezza della sua materia, quando spiega facendo trapelare la passione per ciò che sta insegnando, contagiando gli studenti e spingendoli ad approfondire i concetti, allora non importa se gli strumenti in dotazione alla classe sono libri interattivi o un fascio di fotocopie in bianco e nero, a vincere sarà l’educazione e la conoscenza, non (soltanto) il mercato dell’editoria o un’azienda che costruisce dispositivi elettronici.
Riccardo Mori » Il futuro dell’educazione: mezzi e persone (via koolinus)
Lo scopo. The end.
Il promemoria di internet per i creativi (e non).
Mafe De Baggis » Mettiamocela via
(12 cose che ha imparato e che non ha più voglia di ripetere)
L ordine delle cose. Lo strumento subordinato alla sperimentazione visiva.
Ci sono tanti ordini e qualcuno c’è lo ricorda Diego Petrucci, su Idealistic.
In suo recente post, afferma:
L’articolo, oltre a sottoindendere il bisogno di mettere in pratica questo nuovo paradigma, ne mette in evidenza un altro: dobbiamo anche smetterla di organizzare le nostre cose. I motivi sono due: questa attività ci fa perdere troppo tempo e dato che sono solitamente procedure meccaniche e ripetitive dovrebbe essere qualcun altro a farle, e questo qualcun altro è ovviamente il computer. Siri è un buon esempio di questo tipo di organizzatore che ci regala tempo, basta dirle “Domani dalle 4 alle 6 ho l’apppuntamento col dentista” e si occupa lei di inserire tutti i parametri necessari sul calendario, senza farci perdere due minuti e interrompere quello che stavamo facendo.
Ho risposto ad un mio amico che mi segnalava l’articolo:
Articolo un po’ vecchiotto, ma interessante, soprattutto perchè ci sarebbe da dibatterci molto.
Credo che l’ordine sia assoggettato a ciò che ognuno di noi nella vita vuole fare. L’ordine, così come ad esempio il pc, è subordinato alle nostre decisioni e al nostro modo di vivere.L’ordine permette di ricordarsi con maggiore semplicità e facilità ciò di cui abbiamo veramente bisogno, ma segue una logicità che può essere illogica agli occhi di tutti. Essa non deve per forza di cose essere subordinata alla funzionalità, ma coesiste con altre regole che vanno al di fuori di questo “sistema” come l’aspetto viscerale e riflessivo.Ci saranno ordini che si manifesteranno nella loro efficacia, mentre altri nelle emozioni che esse suscitano (prova ad immaginare l’emozione di scavare nei documenti come se fosse una caccia al tesoro!) o nei ricordi che esse provocano (posizionare dei documenti ad esempio in una soffitta, in modo da suscitare ogni volta pensieri ed azioni del tempo passato) e infiniti altri modi.La maggior parte di noi è abituata al classico ordine funzionale ed efficace (premettendo che è impossibile scinderli, ma soltanto dare maggiore peso ad ognuno di questi aspetti) e spesso ci dimentichiamo dei molteplici aspetti e dei diversi tipi di efficacia (chi si sente a proprio agio nel proprio ambiente, crea Qualità), lasciandoci inculcare dai rigidi dogmi imposti (per la maggior parte delle volte) dalle generazioni precedenti.Come direbbe William Morris, nel suo libro The Beauty of Life:“Se si vuole una regola d’oro in grado di soddisfare chiunque, eccola: non tenere in casa proprio nulla che non si ritenga utile, o non si consideri bello”.
(Fonte: ilmacminimalista.it)
